Montefalco, tra Benozzo e Sagrantino nell’eco di Francesco

Montefalco, Benozzo pinse a fresco
giovenilmente in te le belle mura
che di amor per ogni creatura

viva, fratello al sol come Francesco.

Dolce come sul poggio il melo e il pesco,
chiara come il Clitunno alla pianura,
di fiori ed acqua era la sua puntura,
beata del sorriso di Francesco.

Non è un caso che il primo articolo che scrivo per questo blog riguardi una delle regioni a cui sono più legato e uno dei primi vini che ho conosciuto e avuto modo di apprezzare. Infatti se ci rifletto su, a qualche anno di distanza, credo sia da ricercare proprio nel Sagrantino l’inizio della mia passione per il vino.

Circondato dalle morbide colline umbre, ricoperte da un vellutato manto verde, Montefalco sorge a sud est di Perugia, una manciata di chilometri da Foligno e una trentina di chilometri da Assisi.

Le poche righe del sonetto dannunziano inquadrano perfettamente le principali caratteristiche storico artistiche: la presenza della comunità francescana è infatti profondamente radicata e, come in molte parti nella regione, identifica Montefalco. Già nel XIII secolo infatti i frati erano presenti ed edificarono la chiesa di San Francesco, dentro la cinta muraria, mentre nel XV secolo ricevettero dal papa il permesso di insediarsi con un monastero presso l’ antica pieve di San Fortunato.

Non posso fare a meno di pensare però che se il grande poeta abruzzese avesse scritto ai giorni nostri questi versi, molto probabilmente avrebbe mirabilmente descritto anche l’altro straordinario protagonista di Montefalco: il Sagrantino.

Il paese, incastonato in uno splendido paesaggio, è davvero esemplare dell’ altissima qualità che è possibile trovare in Italia se solo ci si decidesse a cercare la cultura e l’arte anche fuori dalle grandi città e dagli itinerari più battuti (magari grazie ad una seria politica del turismo, che attualmente non c’è, che inizi a convogliare e dirigere i flussi diversificando l’offerta).

Il frutto dell’interazione storica tra il territorio e i suoi abitanti è straordinario; basti pensare che qui è possibile ammirare uno dei cicli pittorici più importanti del rinascimento ed è possibile gustare uno dei vini rossi italiani con maggior personalità e in grande ascesa.

Infatti quando si arriva a Montefalco non si può prescindere da questa bipolarità: se da una parte gli affreschi di Benozzo cristallizzano la spiritualità del luogo e dei suoi abitanti negli echi di Francesco, dall’altra il suo vino più famoso ne incarna gli aspetti più terreni: l’impegno, il lavoro, la fatica ma anche la passione, l’ amore, la qualità, la tipicità.

Tra realtà e leggenda, la presenza francescana è l’humus comune su cui si sviluppano le storie dell’eccellenza artistica ed enologica di questo luogo.

Benozzo arrivò in paese nel 1450, chiamato probabilmente da fra Antonio da Montefalco, per iniziare a lavorare alla pieve di San Fortunato, poco fuori le mura. Qui egli offrì un primo saggio del tuo talento raffigurando le storie della vita della Madonna e proseguì con la decorazione della chiesa di San Francesco, trasformato oggi in un ottimo complesso museale, dove affrescò gli episodi della vita del santo circa centocinquanta anni dopo l’intervento di Giotto nella vicina Assisi.

Nato a Firenze nel 1420, Benozzo rimane a Montefalco dal 1450 al 1452 lasciando un importante testimonianza della sua arte e amalgamando sapientemente il carattere tipicamente fiorentino e rinascimentale della sua pittura con la tradizione asrtistica locale. Quindi un nuovo modo di rappresentare lo spazio, l’uso della prospettiva, una minuziosa indagine del reale, il tutto avvolto da una luce carica di spiritualità, retaggio della collaborazione con Beato Angelico che all’epoca dei lavori a Montefalco doveva essere ancora fresco: risaliva infatti a un paio di anni prima la loro collaborazione per la decorazione della Cappella Niccolina in Vaticano e nel Duomo di Orvieto.

San Francesco (Benozzo Gozzoli)

Tra tanta bellezza anche una curiosità relativa agli affreschi nella chiesa di San Francesco riguarda la scena dove Benozzo raffigura l’ incontro tra il santo di Assisi e l’altro grande riformatore del suo tempo: San Domenico. Lo sfondo che il pittore sceglie, memore dei suoi soggiorni romani è la vecchia basilica di San Pietro come doveva apparire ancora alla metà del XV secolo. E’ una delle poche testimonianze visive di quello che era l’aspetto della costruzione antica di San Pietro.

Quello che mi affascina di questo ciclo pittorico è il fatto che Benozzo, che come detto porta con se il suo bagaglio culturale della Firenze rinascimentale, interagisce con il territorio e fa sua l’essenza del paese e dei suoi abitanti intrisa della spiritualità francescana, creando una pittura assolutamente originale e che rimarrà un punto di riferimento per i futuri sviluppi artistici umbri.  

Finito di godere nell’ammirare le opere lasciate da Benozzo, così come da altri pittori, nel complesso museale di San Francesco – dove tra l’altro sono visitabili le antiche cantine dei frati – non c’è niente di meglio che sedersi e lasciarsi avvolgere dal caldo abbraccio del Sagrantino.

20160427_162604

 

Riguardo la sua storia, poche sono le certezze se non che fosse già noto nel Cinquecento ma non è chiara la sua origine anche se generalmente viene considerata l’uva autoctona di questo territorio.

Tra le varie ipotesi che quest’uva fosse una diretta parente dell’ Itriola, tipica della vicina Bevagna e descritta da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia. Quel che è certo è che il Sagrantino era noto, nella sua versione dolce, da diversi secoli e probabilmente il nome deriva proprio da “Sacramenti”, che testimonierebbe il suo utilizzo da parte dei francescani anche per scopi liturgici.

La versione “secca” del Sagrantino è abbastanza recente e risale più o meno agli anni Settanta quando pochi produttori ebbero la lungimiranza di intuire le potenzialità di questo vino e di puntare su una produzione di qualità. Da quel momento in poi c’è stata un’escalation, fino ad arrivare all’istituzione della DOCG nel 1992. E’ un vino che può essere prodotto, oltre che a Montefalco, in parte dei terriotori di altri 4 comuni: Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano nell’Umbria.

Già visivamente il Sagrantino affascina per il suo tipico color rubino compatto, dovuto alla ricchezza di antociani presenti sulla sua buccia. Al profumo si registra un’ottima intensità e si rimane rapiti dalla complessità dei profumi: si inizia con un dei piccoli frutti rossi di bosco, confettura di prugna e una nota di rosa appassita. Anche i 22 mesi passati in botte si fanno sentire, lasciando delle sensazioni di vaniglia. Il vino poi evolve in sentori di spezie (chiodi di garofano, cardamomo), di tabacco, balsamici e minerali.

All’assaggio è il tannino che la fa da padrone, un tannino vellutato che conferisce personalità e carattere.

Montefalco è uno di quei posti dove torno sempre volentieri, per le sue peculiarità che travalicano la percezione del tempo: idee di rinascimento, di umanesimo, idee di spiritualità e fratellanza. Un bicchiere di Sagrantino sarà sempre di aiuto nel porre nella giusta ottica le cose davvero importanti nella vita.

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