Una tartaruga tra le colline del Sagrantino

Di nuovo in Umbria e di nuovo nella zona del Sagrantino; l’ultima volta avevamo scritto del magnifico ciclo di affreschi quattrocenteschi di Benozzo Gozzoli, in questo caso di un affascinante (e ben riuscito) esempio di interazione tra arte contemporanea e vino, un legame che si sta facendo via via sempre più stretto.

Lungo la strada tra Montefalco e Bevagna, attraversando le colline dolci e rigogliose di quella zona, l’attenzione viene catturata improvvisamente da un enorme dardo rosso conficcato nella terra. Non è un’installazione o una performance contemporanea ma una scultura: appartiene ad un innovativo progetto enologico ai confini tra land art e architettura.

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In un primo momento risulta difficile cogliere il nesso tra il dardo e la distesa di vigneti, ma se si parte da elementi semplici si arriva presto a una deduzione: l’elemento scultoreo è rosso come il vino che si produce in queste terre, come il Sangiovese, come il Sagrantino.

Man mano che ci si avvicina al dardo, il paesaggio ci svela qualcosa in più: un gigantesco guscio di tartaruga mimetizzato tra le colline.

Dietro questa costruzione c’è la famiglia Lunelli che, produttrice vinicola trentina, già proprietaria del marchio Ferrari e della tenuta toscana di Podernovo, innamoratasi di queste colline, nel 2001 acquista 30 ettari di terreno vitati facendo nascere la Tenuta di Castelbuono.

La bellezza è un valore da condividere sempre ma per essere trasmessa, necessita di uno strumento, potente ed universale come l’arte.

Per questo motivo viene chiamato lo scultore italiano contemporaneo, tra i più noti al mondo, Arnaldo Pomodoro e gli viene affidato questo progetto: la realizzazione di una cantina vinicola che fosse simbolo della tenuta, in poche parole un vero land mark.

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La struttura ha l’aspetto di una tartaruga ed è chiamato significativamente Carapace: le forme rotonde e sinuose richiamano le colline circostanti, il colore caldo del rame ricorda la terra, tutto è creato nel rispetto dell’ambiente circostante; la copertura della cantina, ossia il carapace della tartaruga, simboleggia la stabilità e la longevità del vino prodotto.

È il contenente che rispetta il contenuto.

Con un messaggio chiaro: come la tartaruga è un animale lento, dalla corazza dura e che vive molto a lungo, il vino prodotto dalla tenuta ha bisogno di tempo per essere degustato, è strutturato, ha carattere e con la giusta quantità di anni diventa ancora più buono.

Il Carapace è una scultura dove si lavora e si vive, oltre ad essere sintesi perfetta e concreta di natura e arte, ma ad ogni modo è il vino ad essere sempre il protagonista.

I vini prodotti dalla cantina sono tutti inevitabilmente legati al territorio: il Carapace (Sagrantino) dal nome della cantina stessa, il  Lampante (Montefalco Riserva DOC, 18 mesi in tonneaux e in botte grande) che richiama il dardo rosso e lo Ziggurat (Montefalco DOC) che nella lingua assiro babilonese è “ciò che è posto in alto rispetto alla terra” indica che la cantina è trait d’union fra cielo e terra.

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La qualità dei prodotti è elevata (forse il Montefalco Riserva si fa preferire per rapporto qualità prezzo) e consente alla tenuta di raggiungere un risultato straordinario: promuovere nuove forme d’arte perfettamente integrate nel tessuto ambientale del luogo realizzando vini di alto livello. Si tratta in definitiva di un vero e proprio modello destinato ad essere preso come esempio virtuoso e riproposto, auspichiamo, sempre più spesso in futuro.

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