Non di così rozzo calice sei degno, ma di Berti in oro

Salve, affacciata al tuo balcon di poggi

tra Bertinoro alto ridente e il dolce

pian cui sovrasta fino al mar Cesena

donna di prodi,

salve, chiesetta del mio canto! A questa

madre vegliarda, o tu rinnovellata

itala gente da le molte vite,

rendi la voce de la preghiera: la campana squilli

ammonitrice : il campanil risorto

canti di clivo in clivo a la campagna

Ave Maria

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Queste poche strofe, prese in prestito da Giosuè Carducci, introducono la storia di questo breve articolo, legata alla viticoltura romagnola e ad uno dei suoi centri di eccellenza: Bertinoro, luogo di produzione di Sangiovese di qualità ma soprattutto culla del migliore Albana, nella sua duplice versione secco e passito.

Che il vino sia una presenza che si percepisce in ogni angolo di questo splendido borgo, sulle colline tra Cesena e Forlì, è evidente fin dal toponimo, che una tradizione popolare fa risalire addirittura a Galla Placidia, la quale, parlando del vino locale, disse: Non di così rozzo calice sei degno, o vino, ma di berti in oro. Che l’augusta imperatrice abbia realmente pronunciato questa frase, poco importa: la vox populi rimane significativa testimonianza dell’antica vocazione enologica di di questa zona, tanto che qui è stato collocato, caso più unico che raro, addirittura un monumento dedicato al vignaiolo.

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Carducci fu un assiduo frequentatore di Bertinoro e un grande amante del suo vino, trascorrendo le sue serate all’Osteria della Serafina, storico locale di questa cittadina, tuttora esistente, anche se con una sede diversa.

Ma non è lui il protagonista della nostra storia, che questa volta è legata al nome del blog, thediwinecomedy. I versi sopra riportati sono infatti presi dalla poesia La chiesa di Polenta, composta nel 1897 e inserita nella raccolta Rime e ritmi che, alludendo a una leggenda popolare, riguarda il più famoso poeta italiano: Dante Alighieri.

Nel corso dei secoli si è infatti alimentata la credenza che il sommo poeta, ospitato dai Polenta di Ravenna durante il suo esilio da Firenze, avesse soggiornato anche a Bertinoro, nel castello, ora distrutto, della famiglia sua protettrice. Non ci sono documenti che attestino la veridicità della sua presenza tra queste colline romagnole, certo è che la suggestione ebbe molto successo, al punto che Carducci nella poesia si domanda: forse qui Dante inginocchiossi?

La stessa immagine di Dante raccolto in preghiera è stata usata nel 1889 (prima di Carducci) da Aurelio Saffi che, presiedendo l’adunanza del consiglio provinciale e dovendo esprimersi a favore dello stanziamento di risorse per il restauro della chiesa, esortò i suoi colleghi dicendo: quale italiano non vorrà conservata e onorata una chiesa dove Dante pregò?

Ma i richiami danteschi non finiscono qui. La leggenda racconta che anche Francesca (da Polenta) si ritirasse qui in preghiera, prima di trovare la propria tragica, e romantica, fine insieme al suo Paolo, nel castello di Gradara (V canto dell’Inferno).

Stiamo parlando di una piccola chiesa di campagna in stile romanico, intitolata a San Donato, che si trova a Polenta, frazione di Bertinoro. La pieve era già attestata in alcuni documenti del X secolo, anche se il suo aspetto si è man mano modificato nel corso dei secoli e in particolare nel XVIII. L’esterno è caratterizzato da una semplice facciata romanica, dove si alternano fasce in pietra e altre in mattoni rossi. L’assetto attuale è quello di una basilica a tre navate e tre absidi a forma cilindrica con presbiterio rialzato.
La suggestione provocata dagli echi danteschi, compensano la semplicità di questo edificio e ne fanno un luogo meritevole di una visita dedicata.

Ma ancora più antico della chiesa di Polenta, è il vitigno autoctono di questa zona, l’Albana, la cui coltivazione è documentata già 1500 anni fa; probabilmente conosciuto e introdotto in zona dai romani che conferirono il nome a questa eccellente uva bianca (albana appunto).

L’Albana di Romagna è stato il primo vino bianco ad ottenere la denominazione DOCG, nel 1987, sia nella versione secco che in quella passito, e tra i diversi biotipi esiste il Gentile di Bertinoro che rappresenta una delle migliori espressioni di questa qualità.

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Ad onor del vero, la denominazione del 1987 non è stata garanzia di successo, secondo qualcuno il disciplinare era troppo morbido e le rese permesse per ettaro erano troppe alte, a discapito della qualità del vino. Fortunatamente l’evoluzione di questa regione negli ultimi anni in campo enologico e il conseguente orientamento verso la ricerca di prodotti sempre migliori sta avendo successo e finalmente anche i produttori, con quelli di Bertinoro in prima fila, stanno proponendo sul mercato bottiglie davvero interessanti. Magari da proporre anche per l’estate nella vicinissima riviera romagnola, centro turistico all’avanguardia, insieme a del buon pesce locale, o semplicemente come aperitivo. Immaginando magari il sommo poeta, uscito dalla chiesa di Polenta, concedersi un pò di relax con un buon bicchiere di Albana di Bertinoro.

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