Le Marche picene (I parte): Offida

La varietà di paesaggi che le Marche possono offrire ad un viaggiatore, rispecchiando la declinazione al plurale del nome, può essere sorprendente: da nord a sud lo scenario cambia, anche notevolmente, offrendo continuamente nuovi orizzonti e nuove peculiarità, con l’unica costante del bello. Si tratta di una regione particolare perché priva di un grande agglomerato urbano, ma con diversi centri medio-piccoli che hanno avuto un loro florido sviluppo in campo culturale ed economico (ricordiamo che il Made in Italy deve molto alle Marche!).

E’ una regione che racconteremo spesso in questo blog, ma per iniziare questo viaggio, partiamo dai morbidi pendii che caratterizzano il territorio tra la città di Ascoli e il mare Adriatico, una delle zone privilegiate della cultura enologica marchigiana, per qualità di produzione e per bellezza del paesaggio. Uno dei centri principali è Offida, cuore della viticoltura marchigiana e sede di una delle due enoteche regionali (l’altra è a Jesi). L’istituzione della DOCG Offida premia gli sforzi dei viticoltori locali nel credere nei due principali vitigni autoctoni della zona: pecorino e passerina. La denominazione si estende anche all’Offida Rosso, un intrigante vino base di Montepulciano (almeno per l’85%), a cui possono essere aggiunti altri vitigni a bacca rossa, principalmente il Cabernet Sauvignon.

Dal punto di vista del paesaggio, è un territorio meraviglioso, dove vigne e uliveti si estendono a perdita d’occhio, tra il mare e le sagome maestose del Gran Sasso in lontananza e del Vettore.

Questa terra è intrisa di storia e legata ad un popolo, quello dei Piceni, che abitarono qui fin dal 1000 a.c.: la leggenda narra che vi si stabilirono seguendo la migrazione di un uccello sacro, il picchio, ancora oggi simbolo di tutto il territorio.

Per la sua connotazione urbanistica storica perfettamente conservata, ancora protetta dalle  mura risalenti al XV secolo, Offida è iscritta tra i borghi più belli d’Italia: tra la ricca offerta culturale che il paese propone, la visita potrebbe iniziare da quello che è il suo gioiello artistico, la chiesa di Santa Maria della Rocca.

Offida 1

L’edificio, databile intorno al 1330, sorge in un luogo già di per sé suggestivo, su uno sperone di roccia, con tre lati a strapiombo tra le valli del Tronto e del Tesino. Qui, su una preesistente chiesetta benedettina di origine longobarda è stata ricostruita la chiesa attuale in laterizio, secondo uno stile che può essere considerato una commistione, non rara in provincia, tra romanico e gotico. L’imponenza dell’esterno è mitigata dalla ritmicità delle eleganti lesene, mentre l’interno a navata unica è alleggerito dall’arco a sesto acuto che separa l’abside dal resto della chiesa. Proprio nell’abside trova spazio la decorazione pittorica della chiesa, opera di un artista di cui non si conosce il nome ma che è noto come il Maestro di Offida.

Ovviamente sono nulle le notizie biografiche su questo ignoto pittore, che deve il suo appellativo proprio a questo ciclo di affreschi, considerato il suo capolavoro; l’arco cronologico in cui si svolse la sua carriera si estende all’incirca dal quarto al settimo decennio del XIV secolo e la sua area di azione è abbastanza ampia per l’epoca considerando l’attribuzione al suo catalogo di un trittico nella chiesa di Santa Maria della Rebatana a Tursi, in Basilicata.

Negli ultimi anni sono stati numerosi i contributi da parte di storici dell’arte per cercare di svelarne l’identità; allo stato attuale, sembrerebbe molto accreditata l’ipotesi di riconoscere in lui il pittore abruzzese Luca da Atri. Ma al di là di chi fosse stato veramente, anche se scoprirlo con certezza sarebbe un bel passo avanti per lo studio della cultura artistica di queste parto, il Maestro di Offida si distingue per la qualità del suo lavoro, una sintesi tra l’insegnamento di Giotto, appreso tramite la diffusione dello stile del maestro fiorentino in area adriatica a seguito al suo soggiorno a Rimini, con lo stile cortese predominante (gotico internazionale) all’epoca e che è visibile anche nel ciclo decorativo qui a Offida: le storie dei Santa Caterina di Alessandria e di Santa Lucia, l’Incoronazione della Vergine e la Crocifissione sono dipinte con un accento realistico, di stampo giottesco, ma con una resa dei dettagli e una ricchezza di particolari che richiama gli interessi delle corti.

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Usciti da questo luogo, i pochi passi necessari ad arrivare fino alla bellissima (nonché di insolita forma triangolare) Piazza del Popolo, servono a riflettere ancora qualche minuto sulla suggestione derivante dalla visita e, perché no, sull’identità di questo artista che rimane tutt’oggi avvolto nel mistero. Arrivati in centro però, è vivamente consigliato ristorarsi godendo dell’altra grande tradizione di Offida, quella enologica: d’altronde già arrivando in macchina, ci si accorge che il paese è letteralmente circondato da vigne.

La nostra scelta questa volta è ricaduta un locale che si affaccia proprio sulla piazza, gestito, con grande cortesia e competenza, dall’Azienda Vitivinicola Ciù Ciù, uno dei produttori che più ha investito e creduto nelle potenzialità di questo territorio.

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La prossima settimana, mentre voi ragionate sull’identità del Maestro d’Offida, vi racconteremo la degustazione e i vini che abbiamo assaggiato…(continua)

 

 

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