Etichette d’artista: Château Mouton Rothschild (with english version)


Arte e vino hanno diversi elementi in comune: l’aspetto edonistico, il piacere dell’esperienza, personale o condivisa, e ovviamente la capacità intrinseca di fare cultura. È quindi del tutto naturale che i due mondi trovino spesso l’occasione per incontrarsi. Una di queste tangenze riguarda l’estetica della bottiglia, in gran parte determinata dal fascino di un’etichetta, secondo l’idea che il contenitore debba rispecchiare la qualità del contenuto (quindi del vino). Il concetto è più attuale che mai, accentuato, ed estremizzato, dalla competitività di un mercato regolato a colpi di marketing (ambito in cui si pone essenzialmente anche il recente sviluppo del wine design).

Uno dei primi a capirlo, se non il primo in assoluto, è stato Philippe de Rotschild, ovvero l’artefice principale di quella che può essere chiamata la leggenda dello Château Mouton Rothschild, uno dei cinque Premier Cru Classé (l’elité assoluta della piramide qualitativa dei vini francesi in quella zona) di Bordeaux. Parliamo insomma davvero del top.

La vita stessa del barone è stata un vero e proprio romanzo, caratterizzata da ricchezza, bella vita (parigina), corse in automobile, numerose donne affascinanti ma anche dall’orrore di due guerre mondiali e dalla tragica morte della moglie in un campo di concentramento.

Intorno ai vent’anni iniziò ad appassionarsi all’attività di vignaiolo, una delle tante, minori, attività della potente famiglia, ed iniziò ad occuparsi della tenuta di Puillac, vicino Bordeaux. Già nel 1924 incaricò al grafico e pubblicitario Jean Carlu, il cui stile era influenzato principalmente dall’Art Decò, di realizzare l’etichetta di quell’annata. L’esperimento non ebbe seguito nell’immediato, ma fu ripreso nel 1945 quando, per festeggiare la fine del secondo conflitto mondiale, fu chiesto all’artista Philippe Jullian di realizzare un disegno da utilizzare nell’etichetta delle bottiglie di quell’anno, purtroppo poche per via dei tragici eventi e del conseguente sconquasso delle vigne: stilisticamente il risultato fu il disegno di una V (di vittoria), ornata con alloro e rami di vite, chiaro riferimento alla vittoria degli alleati.
Da quel momento, ogni annata del celebre Château fu impreziosita dalla riproduzione di un’opera realizzata appositamente dai nomi più illustri dell’arte contemporanea. E ognuno di loro, ovviamente, fu ricompensato con diverse casse di prezioso vino.

Scorrendo le varie annate, l’immagine più nota è probabilmente quella di Pablo Picasso relativa al 1973 e indubbiamente la più significativa, che adempie a un duplice scopo: uno è omaggiare l’artista nell’anno della sua morte, il disegno è del 1959, e l’altro è celebrare la straordinaria promozione dello Château Mouton Rothschild a Premier Cru Classè, obiettivo di tutta la vita del Barone de Rotschild. Questo risultato infatti è davvero eccezionale se si pensa che dal 1855, anno in cui la Francia classificò i suoi vini, gli Château al vertice furono sempre gli stessi quattro.

Da un punto di vista artistico, l’elemento grafico più ricorrente dal 1945 al 2014, oltre al vino e al bicchiere, è l’ariete, mouton appunto, che viene ripreso più volte dagli artisti, rappresentandolo e declinandolo in base allo stile personale: tra le più belle, le etichette Keith Haring per l’annata 1988, dove i due animali vengono disegnati secondo il celeberrimo codice grafico, e quella di John Huston per la 1982, che rimane invece nel campo del figurativismo naturale.

Tutte le etichette sono visibili, oltre che in loco dove è stato creato un museo, sul sito internet dello Château Mouton Rothschild: potrete farvene un’idea e valutare quelle che  vi piacciono di più.

Di seguito vi proponiamo la nostra personale classifica delle prime tre, partendo dal gradino più basso del podio (de gustibus non disputandum est!). Per il momento escludiamo la 1997 con la creazione di Nikki de Saint Phalle: proprio perchè ci piace tanto, sarà oggetto di un post ad hoc.

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Al terzo posto l’etichetta dell’annata 2009, che porta la firma di Anish Kapoor: nel suo lavoro,  due macchie indefinite di colore rosso, che richiamano elementi come il vino ma anche come il sangue, emergono da uno sfondo scuro evocando un suggestivo contrasto tra materia e indefinito che, visto in un’altra ottica ancora, partecipa alla secolare indagine pittorica sull’incontro tra luce e ombra.

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Piazza d’onore per l’annata 1970, con la creazione di Marc Chagall: il pittore sceglie un’immagine immediatamente riconducibile al vino, con una pianta di vite e una mamma che porge i suoi frutti al bambino, il tutto rappresentato con la sensibilità propria di questo artista che spesso nei suoi lavori filtra la realtà attraverso la freschezza e la purezza degli occhi di un bambino.

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Per il primo posto, dobbiamo confessare l’ingerenza del nostro debole per l’autore: si tratta infatti dell’etichetta dell’annata 1990, realizzata da Francis Bacon, grande amante del vino: con una delle sue tipiche modalità espressiva, dove l’artista non rinuncia mai alla figura ma la distorce modellando la materia a suo piacimento, realizza una danza magica intorno ad un bicchiere di vino rosso.

Quale migliore idea per accompagnare il piacere di degustare uno straordinario calice di Château Mouton Rothschild (magari proprio del 1990 [magari])?


English version

Art and wine have many elements in common: the hedonism, the pleasure of experience, personal or shared and, of course, the possibility to make culture intrinsically.

So is very natural for this two worlds to find often a meeting point. One of this tangency concern the aesthetic of the bottle, largerly characterized from the fashion of the label, following the idea that the container (the bottle) should have the same quality of the content (the wine).

This idea is more current than ever, accentuated and emphasized from the wine market’s rules, setted by marketing (and in this field we can put the new concept of wine design).

The first person understanding this, was Philippe de Rotschild, the maker of the Chateau Mouton Rotschild legend, one of the five Premier Cru Classé (the top of the local french wine’s quality pyramid) of Bordeaux. We are talking about the maximum.

His life itself was a real romance, made of richness, “dolce vita”, car racing and many beautiful women; but also made of the two world wars horror and of his wife’s death tragedy in a concentration camp.

When he was about 20 years old, he began to love the work in vineyards, one of the many, minor, family’s activities, and started to care of Puillac estate, near Bordeaux. In 1924 yet, he commissioned the graphic designer and advertiser Jean Carlu, who was influenced mainly by Art Decò style, to realize the label of that vintage.

The experiment was unique in that period, but it had a reboot in 1945 to celebrate the end of the second world war. Philippe de Rotschild asked to the artist Philippe Julian the making of a design for the label. In that vintage there were just few bottles because of the vineyars ravage. Julian drew a V (of victory of course), ornamented by laurel and branches of wine, symbol of the victory of the Allies.

Starting from 1945 each vintages of Chateau Mouton Rotschild was embellished by the most famous contemporary artists, who designed a special label. Anyone was rewarded with wine crates.

If we look at the different vintage labels, maybe the imagine most known is the one realized by Pablo Picasso and used in 1973. It’s the most important because it had a double goals: the first was to celebrate the great spanish artist (but the drawing is by 1959), the second was to celebrate in the same year the amazing advancement of the Chateau at Premier Cru Classè, goal of the baron de Rotschild’s life: this result is really awesome because from 1855, the years of the french wines legislation, the estate at the top were the same four.

Under an artistic point of view, the aries is the graphic element more present from 1945 to 2014, together with wine and the glass of wine. The aries, mouton in french, is drawi by different artist according to their personal style: we like the label of 1988 designed by Kaith Haring, where the two aries are drawn with the famous graphic sign, and the one of 1982, by John Huston, where the animal’s shape is natural.

You can see the labels, as well as in the museum at Puillac, on the official web site of Chateau Mouton Rotschild: you can check and choose the one that more like you.

Below we show you our personal best three ranking, starting from the third place (de gustibus non disputandum est!). In this case we exclude the 1997 realized by Nikki de Saint Phalle because we love it so much and it’ll be object of a specific post.

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Thirs place for the vintage of 2009, designed by Anish Kapoor: in his work, two indefinite red stains, that recall the wine but also the blood, emerge from a dark background creating an evocative fight between matters and undefined. Under another point of view, creates a meeting between light and darkness, according with the secular pictorical inquiry about this theme.

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The second place for 1970, designed by Marc Chagall: the painter chooses an imagine instantly linked withe the wine: a vineyard and a mom that give its fruits to the child. The scene is represented with the sensitivity typical of this artist, that often paints the reality through the childood’s freshness and purity.

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Now we have to admit the weakness for the next artist (we love him): in fact, our favourite label is the one of 1990, designed by Francis Bacon, who was a real wine lover himself. With his typical expression way, he does not give up to draw the human figure but warps it like he want. He realizes here a magic dance around a glass of red wine.

Which best idea for drive the pleasure to taste a wanderful glass of Chateau Mouton Rotschild (maybe the vintage of 1990?)

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