Il Giardino dei Tarocchi, un gioiello incastonato nella maremma

L’avevamo promesso: torniamo ad occuparci dello Chateau Mouton Rotschild, anche se solo come input, in un apposito post, per raccontarvi una storia davvero affascinante.

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Come detto, l’etichetta del 1997 viene affidata a Niki de saint Phalle e richiama alcuni elementi del suo più grande progetto artistico: il Giardino dei Tarocchi.

Viene disegnata una bottiglia di vino e un bicchiere in onore del barone e un candelabro in memoria della fede giudaica della dinastia Rothschild. La testa di sfinge ricorda uno degli arcani maggiori, l’Imperatrice, che è la grande Dea, la regina del cielo e “Nana-fontaine”, personificazione di una fontana, posta in basso a sinistra, che non solo regge l’etichetta fungendo da piedistallo, ma è la scultura situata nel centro di Capalbio.  Poi c’è un serpente schiacciato da una mano, forse è una zampa della sfinge e ci sono delle vignette che racchiudono le parole “cou cou” per ricordare che Niki è francese.

Tutte le forme delineate sono colorate da tonalità accese come lo sono le sculture ricoperte da tessere di ceramica e vetro che trionfano nel giardino dei Tarocchi.

Per Niki non è una novità dialogare con ambiti non prettamente legati al mondo dell’arte figurativa, già nel 1982 aveva creato un profumo “Niki” per la Jaqueline Cochran Company i cui ricavati servirono a finanziare i lavori del giardino.

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Nel 1997 mentre venne chiesto a Mario Botta di creare un padiglione intorno al giardino e in contrasto con questo, il barone decise di affidare alla scultrice il compito di esaltare l’estetica del suo vino.

Il giardino è una vera perla custodita in Toscana, a Garavicchio, dove una donna con una grande passione per la bellezza e per l’arte ha riprodotto gli arcani maggiori dei Tarocchi, con l’aiuto di numerosi professionisti e amatori che l’hanno accompagnata dal 1979 fino al 2002, anno della sua morte.

Il risultato è originale e meraviglioso: è  frutto di capacità che solo le menti geniali possiedono.

Il giardino isolato è un concentrato di forme, colori e suoni. Chiunque varca l’ingresso, inizia a camminare creandosi delle aspettative, ma non appena si imbatte nella prima scultura visibile, la Papessa e il Mago, si dimentica di tutto e viene rapito dall’atmosfera magica e quasi sovrannaturale del posto.

È contaminazione di stili e tecniche, con la precisa volontà di richiamare ciò che è stato già fatto, senza copiare nessuno, esattamente come avrebbe fatto un artista rinascimentale. E così ogni visitatore ci può ri-conoscere il Parc Güell di Gaudì e le Watts Towers californiane di Rodia, le bocche mostruose di Bomarzo e le fontane di Villa d’Este, il Palazzo ideale naif di Cheval, la Cappella Sistina michelangiolesca e l’ultima Cena leonardesca. Poi Kandinsky, Klee e Matisse.

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È un trionfo di colori e forme diverse che raccontano storie diverse ma senza declamare nessuna verità assoluta.

È un percorso spirituale, un percorso di fede, è una visione della vita secondo Niki che tocca tematiche profonde attraverso i XXI arcani maggiori (Il Mago, la Papessa, l’Imperatrice, l’Imperatore, il Papa,  gli Innamorati, il Carro, la Giustizia, l’Eremita, la Ruota della Fortuna, la Forza, l’Impiccato, la Morte, la Temperanza, il Diavolo, la Torre di Babele, la Stella, la Luna, il Sole, il Giudizio e il Mondo): l’Imperatrice pone un interrogativo e la soluzione è interna al Mondo.

Ma ogni arcano ha doppia valenza: positivo-negativo, Bene-Male, salvezza-dannazione, quindi ogni essere umano è libero di fare il proprio percorso ed avere la propria chiave di lettura.

C’è un unico arcano non numerato, potrebbe essere la carta 0, quindi da collocare prima del Mago, o da considerare carta XXII, quindi dopo il Mondo, come in questo caso, ed è il Folle.

È un girovago col bastone che simboleggia l’istinto, il distacco dalla mente e la parte irrazionale dell’uomo verso il Bene o il Male ed è nascosto rispetto a tutte le altre sculture, va cercato. Alcuni lo trovano all’inizio del cammino, altri solo alla fine, altri ancora non lo trovano affatto ma in senso spirituale ha un solo significato: il passaggio ad un altro livello di consapevolezza.

Il giardino è per questo catarsi e introspezione, è esoterismo ma anche edonismo.

Come ricorda l’iscrizione su una lastra all’ingresso, il giardino è una “fragile opera d’arte che ha bisogno di una continua cura” (per questo chiuso in autunno e inverno) e “un posto metafisico e di meditazione, un luogo lontano dalla folla e dall’incalzare del tempo, dove è possibile assaporare le sue tante bellezze.

UN POSTO CHE FACCIA GIOIRE GLI OCCHI ED IL CUORE”.

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