Castel de Paolis, l’eccellenza dei Castelli Romani

Conoscere la cantina di Castel de Paolis, al confine tra il comune di Grottaferrata e quello di Marino, è come entrare in un luogo dove tutto intorno, il territorio racconta storie di vino: infatti i Castelli Romani sono celebri per la tradizione vinicola fin dai tempi della Roma imperiale e nel corso dei secoli hanno soddisfatto buona parte del fabbisogno della popolazione dell’Urbe. Molti film e opere letterarie ne hanno parlato, tanto che nell’immaginario collettivo il vino di queste zone è considerato per antonomasia quello di Roma (so’ mejo dello Champagna, li vini de ste vigne..).

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Attualmente però, e qui portiamo il discorso ad un livello generale prima di raccontare l’eccellenza di Castel de Paolis nello specifico, la fama dei Castelli vacilla: la qualità media della produzione della zona non è pari alla sua notorietà, anzi; molti produttori, con una concezione della viticoltura rimasta alla prima metà del ‘900, continuano a puntare sulla quantità, a discapito della bontà del prodotto, certi di trovare comunque lo sbocco per il loro vino di scarso livello tra le fasce più basse dei consumatori.

Il terreno dei Castelli Romani è di origine vulcanica ed è quindi ricchissimo di minerali e di sostanze nutrienti che permetterebbero la produzioni di grandissimi vini; il Lazio potrebbe essere al livello di Piemonte e Toscana per quanto concerne la qualità ma purtroppo ora come ora non lo è.

Ma non tutti i produttori intraprendono questa strada, fatta di grandi rese e mediocrità:  A testimonianza delle straordinarie potenzialità dei Castelli Romani c’è proprio Castel de Paolis, un’azienda nata nel 1985 su intuizione di Giulio Santarelli, uno dei primi a intravedere la possibilità di produrre vini eccellenti da queste parti, guidato in questa impresa dal Prof. Attilio Scienza.

Veniamo accolti proprio dal fondatore, altro grande personaggio del vino, che ci fa fare un rapido giro della proprietà (sono circa 11 ettari di vigneti) e della cantina; proprio qui incontriamo un piccolo frammento che documenta un pezzo di storia antica: una parte della struttura è formata da un ambiente ipogeo di epoca romana, scoperto solo recentemente grazie a dei lavori di ristrutturazione del casale. Ambiente davvero suggestivo, destinato ad accogliere l’affinamento del miglior vino.

La degustazione avviene in una sala interna del casale, per via dell’alta temperatura di questa estate 2017 ma riusciamo comunque a sbirciare la suggestiva sala panoramica con la meravigliosa vista che abbraccia l’intera città di Roma, distante solo pochi chilometri.

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Per l’assaggio abbiamo optato per una tris di bianchi, partendo dal Campo Vecchio, passando attraverso il Frascati Superiore, e arrivando al top di gamma della casa: il meraviglioso Donna Adriana. Mentre il palato inizia a pregustare il piacere che di lì a poco sarebbe arrivato, fedeli al detto anche l’occhio vuole la sua parte, veniamo colpiti dalle eleganti etichette delle bottiglie che ripropongono lo stesso disegno con diverse scale cromatiche. Giulio Santarelli ci spiega che riprendono la grafica di una scultura che lui possiede e realizzata dallo scultore Umberto Mastroianni (parente dell’attore Marcello). L’aneddoto è davvero curioso: inizialmente infatti l’artista non era per nulla propenso a prestare la sua opera per abbellire una bottiglia di vino, ritenendolo poco consono alla sua natura di artista. In realtà quella delle etichette create da grandi pittori e scultori è una tradizione abbastanza consolidata che risale al vino francese, e precisamente a quello bordolese. L’idea venne al Barone Philippe de Rothschild che volle far decorare l’etichetta del suo leggendario Château Mouton Rothschild di ogni annata (ce ne siamo occupati in un altro intervento su questo blog), a partire da quella del 1945, ad un artista diverso: tra i grandissimi nomi si possono trovare Picasso, Mirò, Chagall, e Francis Bacon (presto sul blog approfondiremo questa storia dove arte e vino si intersecano).
Proprio la presenza di quest’ultimo convinse Mastroianni, suo grande amico, della bontà dell’operazione e quindi a prestare la sua arte per decorare le bottiglie di vino di Castel de Paolis con il risultato che è possibile ammirare su ognuna di loro.

Il Frascati Campo Vecchio 2015 è un blend di Malvasia di Candia (70%), Trebbiano Toscano, Bombino e Bellone, dotato di una moderata freschezza e di una buona persistenza. Il Frascati Superiore 2015 è arricchito con diversi aromi e si caratterizza per le sue sfumature minerali oltre che, anche qui, per il lungo finale.

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L’eccellenza arriva con l’assaggio del Donna Adriana 2015, che deve il suo nome alla moglie di Giulio Santarelli: con una gradazione di 14,5 gradi, presenta un gran corpo e risulta perfettamente equilibrato in tutte le sue componenti e arricchito da un trionfo di profumi e aromi. E’ un vino molto complesso che ovviamente presenta delle note minerali, un’ottima freschezza e sapidità. Questo vino rimarrà nel vostro palato, deliziandovi, molto a lungo. Ѐ prodotto con uve Viognier (80%)e Malvasia del Lazio.

Il Donna Adriana va dritto tra le preferenze di questo blog!

Che dire di più, è stata una visita davvero molto interessante che ci ha fatto scoprire una realtà fondamentale per tutta la viticoltura laziale, cui si spera possa fare da traino, per lo meno nella zona dei Castelli Romani che ha bisogno di rilanciarsi da un punto di vista della qualità. Abbiamo conosciuto un grande produttore di vino, un bel personaggio, che ci ha saputo raccontare il suo mondo con semplicità e passione rendendo ancor più piacevole la nostra esperienza sull’altissima qualità del suo vino.

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