Inseguendo donna fugata

Inseguendo Donnafugata: è il titolo di una mostra aperta fino al 22 luglio presso Villa Necchi Campiglio a Milano, una suggestiva rassegna incentrata sul vino della celebre azienda siciliana e sul suo illustratore, l’artista Stefano Vitale.

I colori, i profumi e la straordinaria complessità, sotto ogni punto di vista, della Sicilia. Il mare, il vulcano, il vento delle isole, il cielo azzurro che fa da tetto a una terra da millenni incrocio di culture e tradizioni. E poi l’elemento femminile, quello più importante, che genera la vita e che impreziosisce, trasformando la conflittualità in armonia.

Donnafugata è un’azienda che la Sicilia la rappresenta nel migliore dei modi, grazie ai suoi vini, che esprimono i diversi territori, e attraverso le etichette delle sue bottiglie che raccontano la sua storia e ne incarnano l’essenza più intima grazie alla sapiente arte di Vitale.

Ma chi è questa donna in fuga? Il toponimo donnafugata è ricorrente nell’isola ma il suo significato si perde tra realtà e letteratura: c’è il castello di Ragusa, sul cui nome tante ipotesi sono state fatte, e c’è la città immaginaria creata da Tomasi di Lampedusa per ambientare il Gattopardo. Proprio il luogo dove è ambientato il romanzo, Palazzo Filangeri di Cutò a Santa Margherita Belice, ospitò davvero una regina in fuga: Maria Carolina, sovrana di Napoli, costretta a scappare allo scoppio della rivoluzione, che portò alla effimera quanto preziosa esperienza della Repubblica Napoletana. Ce ne sarebbe una seconda di regina, ancora più antica, Bianca di Navarra, di cui si narra una rocambolesca fuga avvenuta dal palazzo nel XV secolo.  

Realtà o racconto popolare poco importa. Il nome evoca un’immagine letteraria talmente suggestiva, come la protagonista di una favola antica, da mille e una notte. Il riferimento non è casuale perché Sherazade, l’eroina della raccolta di novelle di tradizione persiana Le mille e una notte è proprio una delle figure femminili delle etichette di Donnafugata, facendo bella mostra sulle bottiglie di nero d’avola.

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Ecco perché alla fine la donna in fuga non è che è un’immagine simbolica (oltre che un omaggio alle donne che guidano l’azienda): si tratta in buona sostanza delle diverse rappresentazioni della natura, che è femmina. E come tale non può essere catturata, non può essere costretta, non può essere dominata. È una donna libera e inafferrabile, come lo scirocco che soffia sui vigneti di Pantelleria, come i raggi di sole che ogni alba si riverberano sulle acque cristalline del mediterraneo: è uno spirito indomito, la donna, che ha il potere più grande dell’universo, quello di creare la vita.

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In questa serie di visi femminili, uno dei più conosciuti è legato all’Anthìlia, vino ottenuto da un blend di uve bianche con prevalenza di catarratto: una giovane ragazza bionda, vestita solo di una lacrima di perla, capelli sciolti che si muovono nel vento e lo sfondo di un cielo limpido, come spesso si vede in Sicilia. La forma semplice del volto, gli occhi chiusi e il sorriso appena accennato, vagamente malinconico, e la scelta dei colori: l’artista raggiunge il suo scopo, realizzando un’immagine femminile che coglie gli elementi naturali tipici del territorio: sole, cielo, vento.

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La semplicità del disegno e l’importanza dei colori a un livello simbolico sono gli elementi ricorrenti in queste etichette-opere d’arte. Si possono ritrovare anche in composizioni più complesse come quella per Sul Vulcano, vino prodotto da uve carricante. Dal profilo del vulcano che declivia verso il mare, emerge un volto di donna che guarda proprio verso il Mediterraneo, in una sorta di dialogo muto tra gli elementi. I capelli biondi sono in realtà i fumi dell’Etna, e sono solo le propaggini esteriori di un’immensa forza vitale interiore: una perfetta allegoria dell’universo femminile.

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Ma non solo i volti: sull’etichetta del Sur Sur, traduzione araba di grillo, che è anche l’uva di questo vino, è disegnato il particolare di un piede femminile che si muove su un prato fiorito: un altro indizio della donna in fuga, che però porta con sé l’energia vitale della primavera.

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Decorazione floreale che ritroviamo anche nella chioma di Lumera, etichetta di un seducente rosato a base nero d’avola, pinot nero e syrah, ispirata alla donna amata protagonista di una poesia siciliana legata all’amor cortese: Or come pote sì grande donna intrare / Per gli occhi mei, che sì piccioli son? / e nel mio core come pote stare […], ma voglio a lei Lumera asomigliare.

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La galleria di questi volti femminili prosegue con altre storie e altri vini: un microcosmo ricco di fascino, racchiuso all’interno del quadrilatero Marsala-Contessa Entellina-Vittoria-Etna, corrispondente ai vigneti di Donnafugata che, tra poesia, letteratura e storia, esprimono la clamorosa qualità della loro terra.

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