Falerno tra passato (molto antico) e futuro

Il 25 febbraio del 1787 durante il suo viaggio in Italia, Goethe in procinto di arrivare a Napoli appuntò queste parole: Nel pomeriggio una bella campagna uguale ci si schiuse dinanzi; la nostra via correva spaziosa tra campi di verde grano, simile a un tappeto e già alto una buona spanna. Nei campi sono piantati filari di pioppi, sfoltiti per servir di sostegno alle viti. Così si continua fin dentro Napoli: un suolo terso, deliziosamente soffice e ben lavorato, viti di eccezionale altezza e robustezza, coi tralci fluttuanti di pioppo in pioppo a mo’ di reti.

La descrizione di un paesaggio bucolico di straordinaria bellezza dove la natura cresce  rigogliosa (a febbraio il grano era già alto una buona spanna): si tratta del ritratto della campagna compresa tra il Vesuvio a sud e il monte Massico a nord, la pianura che si affaccia sul mar Tirreno: la storica Campania Felix.

Il ricordo del celebre letterato tedesco non è che una delle tante testimonianze di come questa zona fosse considerata una sorta di paradiso per i suoi paesaggi fertili e per i suoi frutti abbondanti: già gli antichi romani, per lo meno i più facoltosi, sceglievano questi luoghi per costruire le loro residenze di vacanza, dove riposarsi e dedicarsi all’otium e ai piaceri della vita, di cui questa terra era molto generosa.

In questo contesto baciato dai favori di madre natura, si inserisce la storia, o meglio la leggenda, di uno dei vini più famosi dell’antichità nonché uno dei più celebri ancora oggi: il Falernus, per dirla alla latina, o Falerno del Massico DOC, per dirla burocraticamente con il recente disciplinare istituito nel 2011. Questo particolare vino, destinato all’epoca a soppiantare i prestigiosi vini greci sulle tavole dei patrizi romani, è raccontato da Virgilio e da molti altri autori classici tra cui, soprattutto, Plinio il Vecchio.

Circa duemila anni dopo, lo scenario dell’ager falernus è cambiato radicalmente e probabilmente qui il conto portato dalla modernità è stato un po’ più salato dal punto di vista urbanistico. Tuttavia per questo vino il tempo sembra essersi fermato e le viti qui continuano ad essere caratterizzate da grande qualità: la viticoltura è un settore di eccellenza per questi territori.

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Tra le aziende che stanno raccogliendo i frutti migliori c’è la Masseria Felicia con i suoi cinque ettari nell’areale del Massico, a Sessa Aurunca: abbiamo assaggiato il loro Falerno del Massico DOC rosso, nella sua annata 2012. Si tratta di un vino ottenuto prevalentemente da uva Aglianico (80%) con aggiunta di Piedirosso (vitigno autoctono campano). Affascina nel bicchiere per il suo rosso rubino luminoso, regala un profumo intenso legato soprattutto alla frutta sotto spirito e note eteree. Non si tratta di un vino particolarmente complesso, solo il 15% fa passaggio in botte, ma si rivela piacevole e ben equilibrato tra freschezza e parte alcolica, sostenuto da una buona struttura tannica e da una persistente e piacevole scia gustativa.

Vecchi fasti che ritornano in auge e punte di eccellenza che lasciano ben sperare. Un vino che viene da un passato remoto ma che può rappresentare una chiave di accesso a un futuro più sostenibile e ragionato per la Campania Felix.

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