Il taccuino #5 il Colosseo

Domenica pomeriggio sono entrato all’ interno del Colosseo: magnifico. Sono andato per girare un piccolo video sul vino insieme a un mio amico ma ho avuto tempo di passeggiare un  dentro l’anfiteatro Flavio. Inutile descriverlo, anche se  la calda luce autunnale, tipicamente romana, che si irradia su questa struttura prossima ai 2000 anni è veramente qualcosa che rassomiglia a una poesia visiva. Mi è venuto in mente un libro che ho letto lo scorso anno e che si chiama Roma Caput Vini (Negri, Petrini 2011). Si tratta di un lavoro molto ben fatto che analizza l’importanza del vino nella cultura dell’antica Roma, sia come momento di piacere sia come elemento simbolico dovuto al fatto che dove arrivavano le legioni, arrivava la vite: serviva a far capire che alle popolazioni assoggettate che sarebbero rimasti a lungo, dato che la vite ci mette qualche anno per dare i suoi frutti.

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Un libro pieno di curiosità che, tra le altre cose, dimostra come grazie agli antichi romani la viticoltura si sviluppò in Francia (sarebbe curioso sapere cosa ne pensino i francesi, anche se lo immaginiamo). Inoltre con un’interessantissima indagine filologica, scopriamo che il nome di alcuni vitigni derivano dal lessico romano: traminer da terminus, confine, oppure chardonnay dal villaggio romano di Cardannacum.
Consigli per la lettura in questo autunno ancora particolarmente caldo ma già gravido di premesse di belle cose. Ma soprattutto il mio augurio è che possiate godervi quella luce del meriggio, così calda e avvolgente, baciare quelle pietre esattamente come 2000 anni fa.

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Sunday afternoon I entered the Colosseum: magnificent. I went to shoot a little video about wine, together with a friend of mine but I had the time to walk a bit inside the amphiteater Flavio. It is useless to describe it, even if perhaps the warm autumn light, tipically roman, that radiates on this architecture close to 2000 years is really something similar to a visual poetry.  

It came to my mind a book that I read last year entitled Roma Caput Vivi (Negri, Petrini 2011). It’s a good study that analyzes the importance of the wine in the culture of ancient Rome both as an element of pleasure, of course, and as symbolic element because where the legions arrived, the vine arrived: it served to make subject people understand that Romans would have remained for a long time, since the vines need some years to make their fruits.

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It’s a book full of curiosity that, among other things, demonstrates how thanks to the ancient Romans viticulture developed in France (it would be curious to know what the French think of it, even if we imagine it). Moreover, with an extremely interesting philological survey, we discover that the name of some vines derives from the Roman lexicon: traminer from terminus, border, or chardonnay from the Roman village of Cardannacum.

Advice for reading this autumn still particularly hot but already pregnant with the premises of beautiful things. But above all, my wish is that you can enjoy that light of noon, so warm and enveloping, kissing those stones exactly as 2000 years ago.

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