Il taccuino #3: la Nascetta, il piacere della scoperta

Uno degli aspetti più intriganti del vino è connesso a un’idea di conoscenza che si sviluppa come un lungo percorso fatto di incontri inaspettati e nuove scoperte, proprio come accade per la storia dell’arte: sono letteralmente impaziente di conoscere quale sarà il prossimo vino che assaggerò allo stesso modo di sapere quale sarà la prossima opera d’arte che vedrò.

E da questo punto di vista non c’è fortuna migliore che vivere in Italia: nel nostro paese infatti sono coltivati oltre 300 vitigni, di cui circa la metà sono autoctoni, fortemente caratterizzati dalla loro territorialità. Un patrimonio enorme dove ogni bicchiere racconta la storia di un determinato luogo come in una sorta di puzzle dove ogni tassello concorre alla scoperta della straordinaria ricchezza ampelografica italiana. 

E in un assaggio recente ho avuto il piacere di fare la conoscenza, per la prima volta e con notevole ritardo, della sorprendente Nascetta: un vitigno a bacca bianca, semi aromatico, coltivato nella zona delle Langhe (anzi, l’unica varietà bianca autoctona di questa zona di eccellenza). Il suo paese di origine è Novello, dotato di una DOC apposita, ma è possibile ora rintracciarlo un po’ in tutte le Langhe.

Noto già nell’Ottocento per la sua squisitezza, la sua storia segue un copione largamente diffuso, arrivando a un passo dalla scomparsa per essere poi rivalutato, negli anni ‘90 dello scorso secolo, da alcuni produttori lungimiranti che hanno puntato sul rilancio di un vino che rischiava di rimanere schiacciato dal peso e dal prestigio del gigante Nebbiolo. 

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La bottiglia che ho assaggiato è di Francone, produttore di Neive: si tratta della Nascetta “Leonina”, annata 2019 DOC Langhe. Un vino caratterizzato da una piacevole freschezza, con una buona persistenza, profumato (sentori di pera e fiori) e perfettamente bilanciato. Nel bicchiere risulta di un giallo paglierino con riflessi di oro verde. 

Un vino giovane e allo stesso tempo elegante, fratellino minore del Nebbiolo si, ma che tiene alto il nome della famiglia Langhe e che promette molto bene.

Infine due parole anche su Neive, che fa parte del club “I borghi più belli d’Italia”: il paese merita assolutamente una visita, per il suo borgo che conserva l’impronta medioevale fatto di viette strette e tortuose, suggestive e pittoresche che offrono la possibilità di una bella passeggiata che sarà un ottimo viatico per una sorprendente bevuta. 

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